Lavoratrici sempre più in ansia per quel che riguarda le pensioni anticipate: che ne sarà di Opzione Donna con la nuova riforma del Governo Meloni?
La riforma delle pensioni, finalmente, con ogni probabilità vedrà la luce con la prossima legge di Bilancio: il Governo Meloni, infatti, non vuole concludere questa prima legislatura senza aver superato la legge Fornero. Le carte sono ancora tutte sul tavolo ma inizia a delinearsi un quadro un tantino più preciso.

Nelle scorse ore, in particolare, sono stati di rilievo gli interventi del presidente dell’Inps del Ministro dell’Economia e del sottosegretario al Lavoro durante il Meeting di Rimini. Quest’ultimo, nello specifico – il sottosegretario leghista Claudio Durigon – si è soffermato su una misura di pensione anticipata storica: Opzione Donna.
Che ne sarà di Opzione Donna con la Manovra di Bilancio 2026? La misura esiste dal lontano 2004 e, come è facilmente intuibile dal nome, si rivolge unicamente alla platea femminile. Da anni si parla di abolirla ma, fino ad oggi, l’ha sempre scampata. Le lavoratrici sono preoccupatissime: senza questa misura il rischio è di dover restare in ufficio molti anni in più.
Opzione Donna: ecco cosa cambierà con la nuova manovra
Nata nel 2004 sotto il secondo Governo dell’ex premier Silvio Berlusconi, Opzione Donna è più che maggiorenne eppure non è mai diventata una misura strutturale: in pratica necessita di rinnovo ogni anno. Cosa succederà con la prossima Legge di Bilancio? L’ansia è alle stelle per molte lavoratrici.
Opzione Donna, fino al 2023, si rivolgeva indistintamente a tutte le lavoratrici e consentiva di accedere alla pensione a 58 anni (o 59 nel caso delle libere professioniste) con 35 anni di contributi. Una misura che ha permesso a moltissime donne di uscire con largo anticipo dal lavoro e avere più tempo per se stesse e per la famiglia. Dal 2023, però, tutto è cambiato in quanto queste uscite anticipate di massa stavano mettendo pesantemente in crisi l’Inps.

Di conseguenza il Governo di Giorgia Meloni ha alzato l’età pensionabile e ha ristretto la platea delle beneficiarie. Attualmente, infatti, si può accedere alla pensione con Opzione Donna a 61 anni (60 nel caso di un figlio, 59 solo per le lavoratrici con almeno due figli) e la misura è fruibile unicamente dalle seguenti categorie:
- caregiver;
- lavoratrici con invalidità pari o superiore al 74%;
- disoccupate;
- dipendenti di aziende in crisi.
Va da sé che le domande di pensionamento con questa misura, negli ultimi due anni, sono crollate anche perché Opzione Donna, prevede tempi di attesa molto lunghi prima di ricevere il primo assegno previdenziale e il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. Nei mesi scorsi si era parlato di cancellarla definitivamente.
Ma nelle scorse ora il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, ha parlato, invece, di rilanciare la misura tornando alle origini: pensione a 58-59 anni e per tutte le categorie e, soprattutto niente ricalcolo contributivo. Questo sarebbe un passo enorme per lo Stato e potrebbe mettere in difficoltà le casse dell’Inps. Cosa succederà? Per il momento possiamo solo aspettare in quanto di definitivo non vi è ancora nulla.