Le auto circolanti inquinano troppo? Non c’è dubbio ma serve un piano concreto e fattibile per svecchiarle. A dirlo Alfredo Altavilla, uno dei massimo esperti in merito.
La rivoluzione green ormai è iniziata e indietro non si può più tornare. L’Unione Europea ci chiede di essere ecosostenibili, sempre più “green ” e attenti alle esigenze del Pianeta prima ancora che a quelle delle nostre finanze. Ma del resto, per secoli, abbiamo vissuto in modo irresponsabile.

Dovevamo aspettarcelo che prima o dopo il conto da pagare sarebbe arrivato e il momento ora è qui. Case che dovranno salire di almeno due classi energetiche entro il 2033, addio caldaie a gas e non dimentichiamoci delle nostre auto che, nel breve, dovranno diventare anch’esse green ed ecosostenibili, elettriche al 100% nel giro di un decennio.
Ma in tutto questo come dobbiamo muoverci? Perché al momento sembra che ognuno di noi agisca senza un piano, in solitaria e in modo disorganizzato senza sapere bene dove andare. A sollevare la questione è uno dei massimi esperti in materia, Alfredo Altavilla il quale ribadisce che senza un piano UE preciso, fattibile e sul lungo periodo, non andremo lontano.
Alfredo Altavilla: senza un piano UE è come svuotare l’Oceano con un cucchiaino
Le auto in circolazione, senza se e senza ma, impattano in modo incisivo sull’ambiente, sull’inquinamento, sull’aria che respiriamo e, in definitiva, sulla qualità della nostra vita. Urge fare qualcosa ma qualcosa di strutturale e bene organizzato altrimenti sarà come ostinarsi a svuotare l’Oceano con un cucchiaino.

Dall’alto della sua decennale esperienza nel settore automobili, Alfredo Altavilla ai microfoni de La Presse, ha dichiarato che serve una visione sul lungo termine, un piano UE che coordini tutto dall’alto in modo strutturale e non pensando solo a quello che potrebbe accadere tra 5 o 10 anni altrimenti saremo sempre punto e a capo: “Se davvero vogliamo svecchiare un parco auto pre-Euro6 di 24,5 milioni di automobili in Italia dobbiamo avere un programma fatto dall’Europa pluriennale. Le misure short term per poche migliaia di macchine mi sembrano destinate a svuotare l’oceano con un cucchiaino”– le parole del manager il quale ha ribadito di non essere interessato ad incentivi, non sono quelli la soluzione.
Altavilla continua sostenendo che l’Unione Europea ha fatto presto a mettere la data di “scadenza” alle auto con i motori a benzina e a diesel entro il 2035 ma non è stata altrettanto brava a spiegare come ci possiamo arrivare a questa transizione. Il risultato, per le aziende, è la disfatta: milioni di posti di lavoro in fumo. D’altro canto tanta confusione nella testa dei consumatori che non sanno ancora cosa comprare né dove.
Quale allora la soluzione? Il manager punta sulla flessibilità, su una transizione che avanzi ma in modo graduale senza penalizzare le aziende e causare perdite insostenibili per ogni Paese e non solo per l’Italia: “E’ necessario aprire al 2035 la strada almeno ai plug in hybrid e ai range extender. Questo consentirebbe un processo di educazione del cliente alla mobilità elettrica, consentirebbe all’infrastruttura di ricarica di diffondersi capillarmente e consentirebbe soprattutto il mantenimento di posti di lavoro”. Se non si seguirà questa strada ma si vorrà fare tutto e subito, il rischio – secondo le previsioni- è che nel 2035 il mercato delle auto crollerà di almeno il 40% rispetto a quello che era nel 2017.





